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Accadia, adagiata su una dolce collina ai piedi del Monte Tre Titoli, è una ridente cittadina del subappennino dauno meridionale, posta a 650 metri di altitudine. Terra di confine tra la Daunia e l’Irpinia, è stata abitata, come dimostrano le grotte del “Rione Fossi”,
sin dalla lontana preistoria. 

Nella fase protostorica, con l’arrivo dei Dardani e degli altri Indoeuropei, la collina fu adibita ad Area Sacrale con un Tempio in onore di Eca, l’Acca Idea (o Idia), la Madre, dolce (Akka) o terribile (Akkò), discesa dall’Ida, il monte simbolo della greca Troia. Secondo alcuni studiosi, nell’VIII° secolo a.c., un manipolo di giovani Peligni, popolo occupante il bacino centrale dell’Aterno-Pescara, abbandona la propria terra e si stabilisce tra Centra e Montuccio, dove esisteva un centro abitato denominato Accu, poi Accua.
Di Accua, occupata da Annibale durante la guerra punica, abbiamo la testimonianza di Livio (XXIV,20) e di Valerio Massimo (III,2,20). Da Livio si evince che essa fu espugnata dai Romani nel 214 a.c.; in questo autore si legge infatti, “A pretore Q. Fabio, cui circa Luceriam provincia erat, Accua oppidum eos dies vi captum, ovvero “in quei giorni veniva presa con la forza la cittadina di Accua dal Pretore Q. Fabio al quale era stata assegnata Lucera come zona di operazione”. Valerio Massimo parla invece di Vibio, nome presente nella epigrafia accadiese, originario della città di Accua, il quale, nel 212 a.c., combattè con i Romani contro i Cartaginesi di Annone nel memorabile scontro presso Benevento. Dopo queste due citazioni Accua non è più nominata, ciò si spiega, secondo lo storico locale Prof. Erminio Paoletta, con la sua distruzione ad opera di Silla durante la guerra sociale nel 90 a.c. tra Roma e gli alleati italici.
Distrutta Accua i suoi abitanti si insediarono sui colli di Accadia alla ricerca di pascoli e sorgenti, dando origine a casali e borgate. Di tutti questi villaggi due acquisirono importanza, Acca Dia e Accua Torta, quest’ultimo sorgeva nelle vicinanze di Agata delle Noci, non distante dalle rovine di Accua. Accadia inizia a svilupparsi nel periodo compreso fra il costituirsi del Ducato Longobardo di Benevento (VII secolo) e lo stabilirsi sul Gargano dei Saraceni sconfitti al Garigliano (X secolo d.c.), quando gli abitanti degli altri villaggi, esposti a guerriglie ed agguati per le invasioni da parte dei Longobardi, Bizantini e Saraceni, sono costretti a fare capo alla “università” di Accadia per i bisogni della difesa e del mercato, in quanto sorgeva in posizione strategica e diventava inespugnabile una volta circondata da mura.
Nel Medioevo Accadia rimarrà a lungo attaccata all’Impero d’Oriente contro la Longobardia beneventana. In questo periodo Accadia è inserita nella Capitanata, come testimonia l’appartenenza alla Diocesi Dauna di Bovino.

Alla caduta dell’Impero d’Oriente Accadia fu feudo dei Conti Normanni di Loretello, poi degli angioini Adam de Bruyers e dei De Scotto, della regina Sancia e dei De Balzo – Orsini. Accadia entrò nella leggenda durante la guerra che nel 1462 oppose Angioini e Aragonesi per la successione al Regno di Napoli. La fiera cittadina oppose una eroica resistenza alle truppe di Ferrante d’Aragona per ben 19 giorni (21 luglio – 9 agosto). Alla fine capitolò e il Re Ferrante ne eternerà il valore nei due ultimi pannelli della porta bronzea del Maschio Angioino di Napoli, tramandando insieme due magnifiche vedute quattrocentesche di quella che egli soprannomina “URBS FORTIS”. L’atto di rinascita della cittadina è stilato nel 1488 quando ne diventa feudatario Federico D’Aragona che ricolma di benefici il feudo incamerato. Dal 1496, però, inizia una girandola di feudatari e di famiglie (Brancaccio, De Stefano, Lantaro-Caracciolo) finchè nel 1675 non sopraggiungono i Recco e ottengono per il nuovo feudo il titolo Ducale.

Il Feudo passa poi ai Dentice, ultimi feudatari di Accadia. Il binomio Dentice-Accadia sopravviverà alla soppressione della feudalità (1806,sotto Giuseppe Bonaparte) e alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Ultimo duca borbonico fu Fabrizio III(1802-1878).
Nel 1861 il paese fu riaggregato all’Irpinia, da cui era passato alla Capitanata nel 1811, per poi passare definitivamente alla provincia di Foggia il 1° febbraio 1928.
La storia, la cultura, le tradizioni, la natura, i paesaggi, la salubrità dell’ambiente, la gastronomia, l’ospitalità che caratterizzano oggi la cittadina di Accadia la rendono un luogo da visitare e da fruire in tutti i suoi aspetti.


Il cuore di Accadia è il “Rione Fossi”, un gioiello di urbanistica, che rappresenta l’aspetto più affascinante del paese per il tipo di abitazioni, molte delle quali come i celebri “Sassi” di Matera, scavate nella roccia.
Il borgo rappresenta un importante esempio architettonico di antica civiltà contadina e merita di essere visitato per la caratteristica forma a chiocciola. A partire dagli anni ’80 sono stati effettuati importanti interventi di recupero e di consolidamento del rione. Nel 2002 è stato oggetto di una campagna di “Strappi” a opera del pittore umbro Elvio Marchionni, che ha salvato e portato su tela i frammenti di affreschi e di semplice intonaco, realizzando suggestive opere d’arte tese a valorizzare questo preziosissimo quartiere.
Nella piazza, ubicata nel centro storico, è possibile ammirare la “Fontana monumentale”, dall’aspetto di un piccolo panteon; il frontone è di pietra locale ed è sostenuto da quattro colonne anch’esse di pietra locale. L’opera fu eretta sotto il regno di Ferdinando II nel 1836, come si evince dall’epigrafe posta sul frontone. Essa fu edificata a coronamento della realizzazione del locale
acquedotto, uno dei più antichi. Nel 1987 sulla facciata interna furono collocati un antico stemma in pietra di Accadia, datato 1701, e lateralmente due pannelli bronzei raffiguranti l’antico borgo e l’assedio degli Aragonesi del 1462.

A poca distanza si erge la Torre civica, alta 10 metri e larga 6, inaugurata il 1° marzo 1883. La facciata è di mattoni rossi di Molfetta e travertino locale. La base è di pietra martellata. Al di sotto del primo cornicione è scolpito lo stemma di Accadia. Al centro è collocato un bassorilievo di marmo bianco, fedele riproduzione di quello di bronzo del Maschio Angioino di Napoli. Il pannello si chiude con un distico del Pontano che seguiva il Re Ferrante quale segretario e storico:
AQUADIAM FORTEM CEPIT REX FORTIOR URBEM ANDEGAVOS PELLENS VIRIBUS EXIMIIS

 

Sempre nella medesima piazza è possibile ammirare l’imponente palazzo, adiacente a Porta di capo, abitato dai “Baroni Di Stefano” dal 1547 al 1640. Il 17 febbraio 1584 in questo palazzo nacque padre Giacomo Di Stefano, missionario Teatino in Georgia, straordinaria figura di uomo e di religioso, morto in odore di santità. Attualmente il palazzo ospita importanti mostre d’arte.
In uno storico palazzo di via Borgo, risalente al 1700 e di proprietà della famiglia Vassalli, in passato adibito a Caserma dei Carabinieri ed ora acquistato dal Comune, è ospitato il Museo Civico, inaugurato il 14 agosto 1999. Il Museo raccoglie reperti archeologici di diverse epoche, nonché reperti dell’antica civiltà contadina ed artigiana. L’edificio museale conserva la sua struttura originaria con le caratteristiche volte a botte o a crociera, il grazioso terrazzino, le sue cantine scavate nella “suta” (arenaria). Al piano superiore è stata allestita la Biblioteca Comunale.
A circa due chilometri da Accadia, si trova una piccola e antichissima chiesa, intitolata a Santa Maria Maggiore o dei Teutoni. La chiesetta, con la sua cripta, conserva le sue origini di antico tempio pagano. L’edificio era nato come tempio pagano con il nome "Ad Matrem Magna", non lontano dalla Via Herculeia. Nel 1121 divenne la chiesa di Sancta Maria Matri Magna, come si legge in un documento del tempo. Fu l’Ordine Teutonico, presente in Puglia, terra d'imbarco per i pellegrini diretti verso la Terrasanta, che nel 1191 introdusse il titolo di Santa Maria Maggiore. La chiesetta è importante per le iscrizioni celate nella facciata e la cripta, con all’interno un cippo cifrato e ornato, che secondo lo storico locale, professor Erminio Paoletta, rappresenta tre busti: Alessandro Severo, imperatore romano del III sec. d.C., la madre Giulia Mamea e la moglie Sallustia, che secondo una leggenda sarebbe qui sepolta. Secondo la tradizione, in questo luogo, sarebbero conservati anche i resti del pontefice Callisto II, che morì sulla via Appia il 12 dicembre 1124, mentre ritornava dalla vicina Troia, dove aveva presieduto un concilio di ottantacinque vescovi e sessanta abati. Negli ultimi anni l’edificio è stato interessato da importanti interventi di restauro. Proseguendo, oltre la Chiesetta di Santa Maria, si raggiungono le affascinanti ed imponenti gole di Pietra di Punta, le cui rocce si innalzano dal torrente Frugno. Uno scenario naturale di rara bellezza.
A nord-est di Accadia, sul monte Crispignano, a 1.105 mt. s.l.m., si erge il Santuario di Maria Santissima del Carmine. Le sue origini si pongono tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo.
In contrada Rotato, a pochi chilometri dall’abitato, si ergono le antiche rovine di una taberna romana. I muri perimetrali dell’antichissima costruzione , edificata sulla riva sinistra dell’omonimo torrente, hanno l’altezza di circa tre metri . Nei suoi pressi passava la Via Herculeia, una strada di raccordo fra l’Appia e la Traiana, che partiva da Aequus Tuticus (cave di S. Liberatore, fra Ariano e Greci), attraversava il nostro territorio e proseguiva per Aquilonia e Potentia. Essa fu costruita sotto l’imperatore Massimiano, soprannominato Erculio, e rifatta sotto Massenzio. A breve distanza dalla suddetta taberna, in contrada Campanili, si accampò Annibale nel suo primo ingresso nell’Apulia, nel 217 a.C.(Polibio,III-88). La denominazione Campanili si può giustificare, secondo il Paoletta, come la corruzione del nome latino Campi Hannibalis.
Nel 1970 in località Toppole venne rinvenuta una statua di pietra che fu subito segnalata all’attenzione degli organi competenti e sottoposta agli studi del prof. Erminio Paoletta. La statua, raffigurante Ecuba, l’antica Acca (= Madre), Idaea (= Troiana), delle dimensioni di cm. 107 x 53 x 30, si presenta in atteggiamento matronale e con implicazioni androgene, data la presenza di tracce di barba lungo le mandibole. Dopo migliaia e migliaia di anni, la statua della dea continua ad affascinare per il suo aspetto e per i segreti che ancora conserva nelle misteriose iscrizioni.
In tempi recenti sono state individuate, esplorate e studiate sette grotte, site nell’omonima contrada “Grotte”. Esse sono risultate dei veri e propri santuari ipogei dei transumanti preistorici e perciò anteriori anche al tempio oracolare dell’Acca, sul monte Crispignano. La conferma di ciò si trova nei simboli e nella toponomastica viciniore. Tali grotte, in origine, erano anche luoghi di assemblee civili oltre che religiose.
Il Bosco “PADULI” rappresenta un’area di grande interesse naturalistico. Si estende su circa155 ha, in contrada Difesa delle Coste.

Lo strato arboreo è costituito da un ceduo semplice di roverella e di cerro, ai margini è possibile trovare anche piccole colonizzazioni di leccio; lo strato arbustivo, molto rado è costituito da asparago, euforbie, ginestra, pungitopo, rovi. Estremamente ricco il sottobosco. Sulle sponde dei fiumi e nelle zone umide trovano il loro ambiente ideale il salice e il pioppo che danno origine ad interessanti formazioni, come le foreste a galleria. Fra le piante erbacee è notevole la presenza di numerose specie di orchidee selvatiche. Di particolare importanza sono le aree a macchia che circondano i corsi d’acqua. Qui si ritrovano specie vegetali interessanti quali il Tamerice, il Salicone, il Lentisco, l’Asparago, il Sambuco, il Biancospino, la Rosa Canina, ecc.. Nel bosco “Paduli” è presente una suggestiva piana dove si trovano imponenti querce secolari e numerose sorgenti d’acqua. L’area si presta alle scampagnate con le sue aree attrezzate per pic-nic e con i numerosi percorsi per escursioni
Per rendere più fruibili le bellezze paesaggistiche ed ambientali del territorio sono stati individuati e resi percorribili sette sentieri che attraversano l’agro di Accadia in tutte le direzioni e di cui il Comune, attraverso il suo Centro di Educazione Ambientale, ha realizzato una ricca e particolareggiata cartina.

Mappa del Comune di Accadia

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Coordinate 41°10′N 15°20′ECoordinate41°10′N 15°20′E
Altitudine 650 ms.l.m.
Superficie 30,74 km²
Abitanti 2 451 al (31-3-2013)
Densità 79,73 ab./km²
Frazioni Agata delle Noci
Comuni confinanti BovinoDelicetoMonteleone di PugliaPanniSant'Agata di Puglia
Cod. postale 71021
Prefisso 0881
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071001
Cod. catastale A015
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 223 GG
Nome abitanti accadiesi
Santo Patrono San Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio - 21 agosto